Con il vocabolo
magnano, nel dialetto cremonese come in tutti gli idiomi
padani, si fondono le tre arti, di per se distinte,
del calderaio, del ramaio e del magnano-stagnino. Il
magnano era un artigiano ambulante. Arrivava con i suoi
ferri per aggiustare e stagnare pentole. Accendeva il
fuoco, che ravvivava a soffietto, faceva “passare
l’acido” nella pentola di rame e fondeva
lo stagno e lo spandeva sulla superficie interna. La
pentola così acquistava un aspetto caratteristico
luccicante. Le donne gli portavano anche le pentole
bucate: il magnano metteva una pezza davanti e dietro
fissate coi ribaldini e la pentola tornava di nuovo
buona.
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